La lotta alla povertà e il Reddito di inclusione (REI)

“La lotta alla povertà e il Reddito di inclusione sono legge dello Stato. Per la prima volta il nostro Paese ha uno strumento permanente di contrasto alla povertà fondato sul sostegno al reddito e sull’inclusione sociale. Uno strumento che impegna tutte le istituzioni e le comunità locali a stare a fianco dei più deboli”. Ad affermarlo è Giuliano Poletti, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, commentando l’approvazione definitiva (il 29 Agosto scorso) del decreto di attuazione del disegno di legge delega sul contrasto alla povertà*.
Il REI rappresenta il pilastro fondamentale del Piano nazionale per la lotta alla povertà, e colma un vuoto annoso nel sistema italiano di protezione degli individui a basso reddito. Il REI, che potrà essere richiesto a partire dal 1° dicembre, è il segno di un nuovo approccio alle politiche sociali, in quanto si fonda sul principio dell’inclusione attiva, ovvero sull’affiancamento al sussidio economico di misure di accompagnamento capaci di promuovere il reinserimento nella società e nel mondo del lavoro di coloro che ne sono esclusi.
Insomma, non una misura assistenzialistica, un beneficio economico ‘passivo’, in quanto al nucleo familiare beneficiario è richiesto un impegno ad attivarsi, sulla base di un progetto personalizzato condiviso con i servizi territoriali, che accompagni il nucleo verso l’autonomia.
La mancanza di reddito spesso non è la causa della povertà, ma il suo effetto.
Le cause invece possono essere diverse e, tipicamente, di natura multidimensionale. Il REI prevede l’erogazione del sostegno economico solo condizionatamente all’adesione a un progetto personalizzato di attivazione sociale e lavorativa. Infatti, per evitare “trappole della povertà” è importante agire sulle cause con una progettazione personalizzata che individui i bisogni della famiglia, predisponga interventi appropriati, l’accompagni verso l’autonomia. E’ un percorso in cui i servizi in rete – sociali, socio-sanitari e centri per l’impiego, prioritariamente – si fanno carico dei cittadini più fragili e questi si impegnano – si “attivano” – nei comportamenti che gli vengono richiesti. Al sostegno monetario quindi si accompagna un vero e proprio patto, in cui si individuano gli obiettivi e i risultati attesi, i sostegni necessari forniti dai servizi e gli impegni assunti dai membri del nucleo. I comportamenti richiesti ai beneficiari vanno sicuramente riferiti alla ricerca attiva di lavoro, ma non solo. La trasmissione intergenerazionale della povertà è inaccettabile e quindi centrale nella progettazione personalizzata è il sostegno alla funzione genitoriale e l’attenzione agli specifici bisogni dei bambini. La regia è affidata al servizio sociale, nella logica della rete integrata dei servizi e del pieno coinvolgimento del Terzo settore, delle parti sociali e di tutta la comunità
Verso il Reddito di inclusione: i beneficiari
I beneficiari sono individuati sulla base dell’ISEE e delle sue componenti reddituali e patrimoniali. La soglia ISEE è fissata a 6.000 euro. La soglia dell’ISRE (l’indicatore reddituale dell’ISEE diviso la scala di equivalenza) è fissata a 3.000 euro. Oltre a queste, sono fissate delle soglie patrimoniali relative agli immobili diversi dalla prima casa e al possesso di conti e titoli finanziari.
Sulla base delle soglie d’accesso prima identificate, i beneficiari sono inizialmente individuati tra i seguenti nuclei familiari:
• Nuclei con almeno un figlio minorenne
• Nuclei con un figlio con disabilità (anche se maggiorenne)
• Nuclei con una donna in stato di gravidanza
• Nuclei con una persona di 55 anni o più in condizione di disoccupazione (a seguito di licenziamento, ecc.)

* Il decreto legislativo prevede inoltre alcune rilevanti innovazioni:
• viene introdotta una importante semplificazione per i cittadini, che dal 1° settembre 2018 accederanno alla dichiarazione ISEE precompilata; allo stesso tempo, ciò permetterà anche una maggiore fedeltà delle dichiarazioni;
• si migliora la governance delle politiche sociali al fine di ridurre i divari territoriali e favorire l’integrazione tra i servizi;
• si istituisce il Sistema Informativo Unitario dei Servizi Sociali, per migliorare la programmazione, il monitoraggio e la valutazione delle politiche e rafforzare i controlli

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