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Ancora il Cielo non si è ben schiarito

di Tuccio Domenico Savio

Ricordo che fuori non vi era il sole.
Ricordo che si respirava un’aria di incertezza. Una sottile tensione si avvertiva negli spazi silenziosi degli uffici.
Si controllavano le notizie ogni due per tre con la speranza che qualcosa si fermasse. Che fosse stato un falso allarme. Ma poi arrivò la decisione dura di chiudere.
Dovevamo tutelarci. Da giorni avevamo sospeso le attività col pubblico. Niente più colloqui, niente più aule di formazione. Nulla. Tutto era fermo.
La mattina ci si recava al lavoro senza sapere se si riusciva ad arrivare perché dal 9 marzo gli accessi fra comuni erano limitati.
Smartworking è stata la parola più gettonata da quel momento in poi.
E poi?
E ora?
Cosa si fa?

Sono sempre stato convinto che i nomi siano determinanti le identità di ognuno, io mi chiamo Domenico Savio ed è dire tutto. Attivamente… in realtà non ho mai chiesto ai fondatori perché proprio “Attivamente”, la composizione di due parole “attiva” e “mente”, ma nella mia testa ho creato diversi film.
Tuttavia, Attivamente è la parola giusta, o quantomeno riflette veramente la realtà. Se si fosse chiamato diversamente, ad esempio “Formamente” avrebbe preso altre strade. Chissà se inizialmente si pensava ad altri nomi. Chiederò.

Per tornare al discorso Attivamente, arrivati a casa ci siamo chiesti: tutto è bloccato, ma noi?
In realtà lo slogan ” #iorestoacasa” non incitava ad andare in letargo ma a restare in un posto sicuro per poter trovare altre risorse. Frida Calo se non fosse stata immobilizzata a guardare per lungo tempo un soffitto probabilmente non sarebbe stata l’artista che in molti conosciamo proprio per la sua resilienza. Cosi è Attivamente, resiliente.
In smartworking si è mossa una macchina straordinaria. Ci siamo attivati tutti a pensare (mente) cosa si potesse fare da casa. A pensare ai nostri utenti, con i quali abbiamo condiviso gioie ma anche storie ed emozioni, smarrite e anche da sole.

È nato il progetto “Dare sollievo” volto a tutte le persone attive, le quali potevano contattare gli OML per poter parlare e distogliere il loro pensiero dal bombardamento mediatico. Sembra strano, ma “sciocche” alternative a problemi reali, per chi vi è immerso emotivamente, risultano essere genialate. È bello poter sentire l’appoggio ed il supporto di qualcuno che conosce la tua storia e al quale tu hai sentito la fiducia di consegnargli una parte importante di te.

E i corsi? Come si fa con i corsi attivati, ma sospesi? Ci sono delle scadenze prestabilite da rispettare. Dagli organi competenti vi era il silenzio. Nessuno sapeva nulla. Sembravamo risucchiati in una sorta di buco nero. Ma Attivamente continuava a pensare.

  • «E se si facessero lezioni virtuali?»
  • «Si ma devono essere approvate.» – Dovete sapere che “approvare, direttiva, vidimare” sono le parole più in voga negli enti di formazione.

Intanto ci attiviamo per essere pronti. Meet, Classroom, Teams, Moodle, Webinar, ho imparato l’esistenza del mondo virtuale più in una sola settimana che dall’ avvento di Facebook. Finalmente arriva l’approvazione per la FAD (formazione a distanza). Iniziamo ad avviare nuovi processi un po’ macchinosi per portare avanti il tutto. Scambi di email inquantificabili, ore ed ore di riunioni virtuali, persino l’OML più impedito con l’informatica è diventato un’amante del digitale (per quanto distanti ci ha resi vicini).
Il concetto di tempo di lavoro era scomparso. A qualsiasi ora ci si incontrava, a qualsiasi ora ci si scriveva, a volte si mangiava in riunione.

“Attivamente… keep calm”

Ma niente.
Attivamente era attiva, e con Attivamente tutti quelli che ne fanno parte.
Sorge il sole del 3 Giugno.
Si ritorna in ufficio. I silenzi di marzo continuano impacciati da protocolli dai forti tratti ossessivo-compulsivi:

“guanti, mascherine, gel disinfettante, spray igienizzante, superfici, accessi regolarizzati da appuntamenti, rilevatore di temperatura, registrazione presenze (alt, devo prendere aria)… ma soprattutto non ci si poteva toccare. “

Non poter stringere la mano per accogliere un utente è snervante, io l’ho risolto tenendo le braccia conserte ma non mi piace, è come se mi auto-mettessi una camicia di forza. Non vedere se la persona davanti a te sorride, è arrabbiata, è delusa è difficile… certamente ci sono gli occhi, ci sono i sospiri, ma anche quelli, a distanza non si sentono spesso bene bene, siamo un po’ tutti degli Hello Kitty. Ma si fa.
Quantomeno si è più immediati. Si condividono gli stessi profumi provenire dal laboratorio di cucina. Si sentono gli stessi squilli del telefono e ci si può supportare quando il collega ha una difficoltà.
Siamo in una fase di passaggio.
Fuori il tempo riflette ancora il tumulto che abbiamo un po’ tutti dentro, ma con la speranzosa idea che dietro al nuvolone c’è sempre il sole che aspetta di risplendere come sempre.
Il temporale prima o poi passa. Ma ancora il cielo non si è ben schiarito.